Dottoressa Magistrale in Filosofia – MEDIATORE Penale, Penale Minorile e Scolastico; CONSULENTE Filosofico professionale e in Gestione delle Risorse umane; Life & Corporate COACH; Practitioner in Philosophy with Children; Tutor per l'Apprendimento

Dal 38 al 48 fa solo opere della poetica della rêverie (c’è un unico testo epistemologico “La filosofia del non”, saggio di una filosofia del nuovo spirito scientifico, 1940): la quadrilogia: saggio sull’immaginazione della materia (terra), saggio del movimento (aria), saggio sull’immaginazione delle forze (acqua), saggio sull’immagine dell’intimità (fuoco).

Come Bachelard arriva dall’epistemologia alla rêverie.

«L’oggetto non è mai un’oggettività primitiva», l’oggetto non è mai designato come immediatamente oggettivo, ma «occorre tentare una vera e propria rottura tra la conoscenza sensibile[1] e la conoscenza scientifica»[2]. È abbandonando l’oggetto che trovo l’oggettivo. Infatti «alcuni “valori” sono rimasti attaccati agli oggetti primitivi»[3]. È l’interesse del Soggetto (mi interessa). Questa è umanamente la vita. Ma il “mi interessa” carica subito l’oggetto di un quid di valore soggettivo che mi rendono impossibile e l’oggettivazione. Il “mi intessa” istituisce una pre-comprensione deviante, è lo stupore della filosofia, il fascino dell’arte, ecc. È un “mi interessa” in senso forte, ossia come inter-esse, cioè è ciò che mi lega all’essere, per ciò mi lega alla vita.

Dunque la conoscenza scientifica deve de-valorizzare l’oggetto, ossia sottrarlo a un interesse, ad un legame che mi lega all’essere. Ciò avviene attraverso un «controllo sociale», ossia «pretendiamo di scegliere l’occhio altrui – sempre l’occhio altrui – per vedere la forma, la forma felicemente astratta del fenomeno oggettivo» (dimmi ciò che vedi, ti dirò cos’è). In altre parole bisogna provare a vedere l’oggetto come se a vederlo fosse un altro.

La scienza infatti è socializzata, poiché la «scienza del solitario è qualitativa, la scienza socializzata è quantitativa»[4], perché la scienza del solitario rischia quell’interesse di valorizzazione che è mio e solo mio

È un modo di sottrarre il soggetto sensibile, individuale, l’Io sensibile-individuale e connotarlo come se fosse di un altro. È un tentativo di estraneazione, perché l’oggetto sia esso stesso a mostrarsi e non ad essere interpretato da un soggetto. In questo modo si opera una «astrazione delle nostre visioni primitive». In altre parole bisogna operare una psicoanalisi della scienza oggettiva, ossia rettificare la posizione soggettiva. Così, «lo scienziato si trova di fronte alla necessitò sempre rinascente di rinunciare alla sua propria intellettualità»[5],intesa quest’ultima come una personali inclinazione, uno stimolo personale alle cose. In altre parole, lo scienziato deve rinunciare all’immediatezza, alla primitività, all’immaginazione. «Senza questa esplicita rinuncia, senza la privazione dell’intuizione e l’abbandono delle immagini favorite, la ricerca oggettiva perde subito, non solo la sua fecondità, ma anche il vettore stesso della scoperta, lo slancio induttivo»[6]. Quindi il lavoro della psicoanalisi della conoscenza scientifica è di desoggettivizzazione. La scoperta scientifica avviene appunto quando si perviene alla scoperta oggettiva. Scoperta perché l’oggetto non è dato è l’esito di un lavoro la sua oggettività. «Una scoperta oggettiva è immediatamente una rettificazione soggettiva».

L’immagine non deve venire prima dell’idea, altrimenti la prima impedisce alla seconda di sorgere. Solo in seguito può sorgere l’immagine come esemplificatrice dell’idea, solo in questo modo non è un ostacolo alla conoscenza scientifica[7]. Se avviene la rettificazione del soggetto, allora lasciamo sorgere l’idea. Bisogna però, sottolineare che il Soggetto della scienza «si rettifica arricchendosi», non si ottiene per sottrazione[8]. Infatti psicoanalisi dello spirito scientifico non vuol dire sottrarre, ma conoscerlo per quello che è. Questo avviene tracciando «le linee di inferenza (di interesse) che conducono alle idee scientifiche che vanno tracciate a partire dalla loro origine effettiva»[9]. Infatti tutto il lavoro di Bachelard si pone dal punto di vista della genesi della formazione. Non è un problema di dato, di studiare il dato, di produrre il dato, ma come si genera. Questo è l’aspetto geniale della sua epistemologia, di porsi in un punto genetico.

Secondo Bachelard all’interesse per la vita bisogna sostituire l’interesse per lo spirito. L’interesse per la vita è quello con il soggetto carica di valori l’oggetto e dopo non può più usarlo scientificamente. Per spiegare l’interesse dello spirito bisogna premettere che il termine “spirito” viene usato da Bachelard in senso ambiguo.

Bachelard la usa nei titoli delle sue opere: “La formazione dello spirito scientifico”, “Il nuovo spirito scientifico”. Ossia, la parola “spirito” si accompagna alla parola “scienza” e questo quando la vuole dire in senso forte. Se la filosofia parla di spirito, si porta sul versante dell’idealismo, ossia su un versante non scientifico. L’interesse per lo spirito si traduce come interesse per la ragione, per l’attività astratta di matematizzazione che produce oggettivazione.

Dunque unire l’interesse per la vita e l’interesse per lo spirito, significa unire due contrari. La psicanalisi dello spirito scientifico deve appunto impegnarsi a distinguere questi due contrari.

Ma si badi, quello che vuole Bachelard non è lo spirito oggettivo nel senso dello scientismo bieco, ateo e materialista, fortemente ancorato alla corporeità. Tutto il suo discorso di scienza è una restituzione integrale di ciò di cui l’uomo è fatto, anche, eventualmente, dell’anima, dello spirito, del sogno, la rêverie. Ci restituisce la rêverie, il nostro immaginario. Non vuole immagini che pregiudicano e impediscono che nascano le idee, ma lascia che tutto il nostro immaginario esista e lo capovolge.

Infatti, dice Bachelard: «Tuttavia per noi che vogliamo determinare le condizioni primitive della conoscenza oggettiva, è necessario studiare lo spirito nel momento in cui da solo, in solitudine, pretende di designare il suo oggetto di fronte alla natura massiccia»[10].


[1] Ad, se io non rompo la conoscenza sensibile che, ad es., mi descrive il corpo come fermo, non arriverò alla legge di inerzia che deve postulare il vuoto.

[2] Pag. 284.

[3] Pag. 285.

[4] Pag. 287.

[5] Pag. 295.

[6] Pag. 295.

[7] Ad es. nella comprensione della meccanica ondulatoria. Cfr. “Attività razionalista della fisica contemporanea”, pag. 213.

[8] Ottenendo quasi quell’Essere di Hegel, che per essere così generale, talmente gli viene tolto tutto che diventa quasi non-essere.

[9] Pag. 297.

[10] Pag. 286.

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