Dottoressa Magistrale in Filosofia – MEDIATORE Penale, Penale Minorile e Scolastico; CONSULENTE Filosofico professionale e in Gestione delle Risorse umane; Life & Corporate COACH; Practitioner in Philosophy with Children; Tutor per l'Apprendimento

Bachelard è scienziato, filosofo e poeta, con ugual peso e dignità. In queste sue diverse anime decide di comprendere lo studio dell’uomo la sua totalità.

Infatti per me tra le tante, la cosa interessante è la caratteristica del “Sogno” come elemento escluso dalla storia del pensiero nella sua caratteristica di ingrediente dell’uomo.

Forse per la presunta mancanza di rilevanza e dignità scientifica del Sogno e/o il carattere di imprevedibilità e mancanza di controllo su di esso per poterne fare un discorso scientifico e filosofico, che nondimeno ne fa anche il suo fascino.

I motivi si potrebbero indagare e … sognare. Perché il Sogno potrebbe richiedere un atteggiamento differente da quello scientifico, come ad esempio proprio l’atteggiamento di Bachelard nelle sue opere della reverie.  Così, come Bachelard ha indagato le reverie degli elementi naturali – facendone “psicoanalisi” secondo la sua concezione – si potrebbe fare la stessa operazione rispetto ai concetti e al concetto di “Sogno” stesso in particolare, insieme a tutte la fantasticherie che contiene nella sua essenza quando si pensa, immaginando, cos’è il “Sogno”.

Bachelard ci insegna infatti un metodo che può essere mutuato nelle professioni di aiuto.

L’operazione di reverie di Bachelard è un rovesciamento dell’atteggiamento classico dell’uomo dalla nascita della filosofia fino alla esasperazione almeno da Bacone in poi. Questo atteggiamento richiede un controllo e un dominio dell’uomo sulle cose. Bachelard ci parla di un atteggiamento che sta sull’uscio, aspetta e lascia che la cosa stessa ci venga incontro a interpellarci nel sogno.

È anche l’atteggiamento per eccellenza del counselor filosofico che non si impone, non dirige ma assiste come a uno spettacolo che si compie davanti ai suoi occhi e contemporaneamente nel suo cuore, registrandone i riflessi e nelle rievocazioni, cosa richiama dentro se stesso questo o quel sentimento del consultante.

È l’atteggiamento del counselor in quanto filosofico perché Heidegger nel suo “Che cos’è la filosofia?” ci dice che l’atteggiamento filosofico nasce  storicamente quando l’uomo ha lasciato la cosa venirgli incontro nel sentimento filosofico dello stupore. La cosa che ci viene incontro, infatti, dice lui, “ci interpella”, ci costringe a domande su noi stessi, oltre che semplicemente a vedere le cose oltre la loro superficie per entrare dentro alla loro reverie, direbbe Bachelard.

E la reverie è sempre qualcosa che istantaneamente ci rimette in dialogo con noi stessi e con la persona se stiamo facendo counseling filosofico.

La peculiarità del counseling filosofico è proprio il suo sguardo non scientifico, di non controllo, di non definitività. La persona che sta davanti al counselor filosofico non è “affetta da”, ma cerca il “senso di”, qualcosa che il counselor filosofico stesso non ha risposte e sul quale deve indagarsi fino alla fine dei suoi giorni proprio in quanto “filosofico”. Il “senso di” non ce lo dice la scienza. La felicità non ce la dice la scienza, ma la autentica, ci dice Bachelard, si vive nella reverie.

Dunque sul piatto del sogno e della reverie non c’è una componente dell’uomo, tra le tante, ma istantaneamente tutte, poiché nella reverie c’è sogno e ragione (la reverie è un sogno filosofico), ma anche perché è in gioco la componente più autenticamente umana dell’uomo e la sua felicità.

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