Dottoressa Magistrale in Filosofia – MEDIATORE Penale, Penale Minorile e Scolastico; CONSULENTE Filosofico professionale e in Gestione delle Risorse umane; Life & Corporate COACH; Practitioner in Philosophy with Children; Tutor per l'Apprendimento

La filosofia della corporeità in Merleau-Ponty

Diversamente da come era concepito generalmente il corpo nella storia della filosofia, ossia come qualcosa che si oppone alla conoscenza ostacolandola, uno degli esiti più interessanti della riflessione di Merleau-Ponty risiede nell’attribuzione al corpo di un «allargamento» della conoscenza tramite «saperi autonomi iscritti nella carne» che sono tali da permettere di «riferire al corpo il formarsi di complessi inconsci». In altre parole, il corpo ci pone di fronte ad un ordine di conoscenza altro. Accanto a quella assodata forma di sapere della conoscenza manifesta che scaturisce dall’innescamento del processo conosciuto dei sensi, tramite la percezione o tramite i comportamenti – accanto cioè, ad un tendere del corpo all’esterno di sé, al diverso da sé (in accordo con la sua concezione di strumento per conoscere) –, Merleau-Ponty svela nell’uomo con un «sapere latente», precedente la sua stessa nascita, che proviene da un contatto stabilito attraverso un patto originario tra l’uomo e il mondo, di cui bisogna riappropriarsi. Si tratta di un «sapere originario del mondo», che «“ne sa più di noi sul mondo”, un “sapere abituale del mondo”, una “scienza implicita e sedimentata”». In altre parole, questo sapere consiste in un ampliamento della capacità conoscitiva complessiva dell’uomo che deriva dall’interno del corpo in virtù della sua costituzione come concrezione della carne, che lo pone in un rapporto di implicazione vicendevole col mondo prima – ma sarebbe meglio dire nel mondo – e nella carne poi. Posto ciò, si tratta di portarsi presso questo sapere originario – che a rigore è già da sempre in nostro possesso –, che costituisce la base di ogni altra conoscenza, del senso comune, come anche della scienza e della filosofia, ma che queste lasciavano come acquisito, già dato e non necessitante di ulteriori chiarimenti. Nell’intento di portare luce su questa zona della conoscenza da cui l’uomo ha voluto prendere le distanze per costruire il sapere oggettivo, Merleau-Ponty si rivolge alla indagine del corpo, luogo di questo sapere latente, di questo che è, in definitiva, l’indizio di un legame segreto tra il mondo e il corpo e nella cui – si badi, non esplicitazione (perché è un sapere pretetico che si oppone a qualunque formulazione in enunciati) – espressione (intesa non nel senso etimologico, come un far uscire, ma come un rientrare nella carne ontologicamente intesa da Merleau-Ponty e non in un in te ipsum redi dell’interiorità agostiniana. In questo ri-tornare – in questo tornare di nuovo – nella carne ed uscire dal corpo in un movimento coincidente – ma non senza residui o scarti – consiste la ripresa del contatto genuino e primordiale del corpo con la carne, dalla quale propriamente non si è mai staccato, facendo esso parte della sua «stoffa». Dunque, a rigore, il fenomeno dell’espressione dovrebbe risultare da un rientrare sempre più profondamente fuori di sé ma non solo, reciprocamente, nell’uscire dentro di sé. Questo ritornare all’aderenza del corpo con il mondo costituisce il sapere latente del corpo in quanto è del mondo, radicalmente ne è.
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